Data Pubblicazione: 20 Maggio 2017

Ora crescono le compravendite di abitazioni

Nel 2016 scambiate 529 mila case ma solo per l’utilizzo abitativo.

Cresce il mercato immobiliare residenziale italiano. Per il terzo anno di seguito, infatti, nel 2016 il numero di compravendite fa segnare un incremento sui 12 mesi precedenti. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate, lo scorso anno sono stati compravenduti più di un milione di immobili, un risultato che non veniva raggiunto dal 2011. Oltre la metà, 528.865, sono abitazioni, in netta crescita rispetto alle 444 mila del 2015.

Secondo Nomisma il trend positivo è destinato a continuare. Per il 2017, infatti, si ipotizza un ulteriore aumento che porterà le transazioni a quota 565 mila. Nel biennio successivo la crescita si confermerà: con circa 584 mila compravendite nel 2018 e volumi vicini alle 616 mila nel 2019. Ma qualcosa è cambiato. Gli italiani, infatti, non considerano più gli immobili un investimento ma solo una risposta alle proprie esigenze familiari. << Solo il 6,1% delle intenzioni di acquisto, oggi, è finalizzata all’investimento. In anni passati il dato arrivava a toccare anche il 20% >>, spiega Luca Dondi, managing director Nomisma e associato Rics. Tre i fattori che hanno determinato questa trasformazione nel rapporto tra italiani e investimento in immobili: le aspettative sui prezzi più vicine a un’ulteriore contrazione che a una crescita, la fiscalità relativa alle seconde case, le lungaggini legate alle morosità degli inquilini. << In questo contesto >>, aggiunge Dondi, << è difficile prevedere un ritorno, nel medio periodo all’idea di immobile come investimento vero e proprio. Oggi chi acquista casa lo fa per rispondere alle proprie esigenze abitative o a quelle di un figlio o nipote >>.

Rispetto agli anni scorsi, inoltre, la domanda italiana è più fragile e si caratterizza per un’accentuata dipendenza dal credito bancario. Negli ultimi anni, infatti, la quota di compravendite con mutuo ipotecario sul totale delle transazioni residenziali ha raggiunto quasi il 60%. Minimi i valori relativi alla domanda proveniente da investitori esterni. << Solo poche località sono interessate da questo fenomeno >>, commenta Dondi. << I numeri, in realtà, sono ridotti>>. Il mercato immobiliare residenziale, anche se fa registrare un trend positivo per numero di compravendite, non riesce a intravedere l’inversione del ciclo deflattivo. La prolunga fase di contrazione dei prezzi è la conseguenza di un’eccessiva rigidità dell’offerta che non è stata capace di adeguarsi a un mercato in difficoltà- Al dimezzamento del numero di compravendite, infatti, non è corrisposto un coerente aggiustamento dei valori. Sul fronte dei prezzi, quindi, le aspettative per il 2017, secondo quanto rilevato dall’istituto di ricerche di Bologna, si riassumono in un’ulteriore diminuzione dei valori. Una tendenza più marcata per gli edifici (-1,5%) rispetto ad abitazioni e negozi (-0,9 per cento). Tra le grandi città, Milano si distingue per essere l’unica a registrare un incremento dei prezzi dello 0.5% già dal 2017, mentre Bari si prepara a scontare la perdita più consistente con un -1,9 per cento.

Guardando oltre l’anno in corso, i valori si confermano in diminuzione anche nel 2018, ma con percentuali più basse per tutti i settori. Un’inversione di rotta, almeno per i comparti residenziale e commerciale, si avrà solo nel 2019, anno in cui il settore direzionale, però, sconterà un’ulteriore flessione. A rendere ancora più incerte le previsioni relative all’andamento dei prezzi è lo spettro degli immobili posseduti dalle banche a garanzia dei crediti deteriorati. In caso di immissione sul mercato, legata a l’accentuazione delle difficoltà economiche degli istituti di credito, l’offerta aumenterebbe determinando, molto probabilmente, una nuova svalutazione dei valori immobiliari.

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Autore: Plus 24

Fonte: Il Sole 24 Ore

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