La città di Abitare In e gli oceani di 4Ocean. La stessa visione per un bene comune

Abbiamo una grande casa comune: il pianeta. Su questo pianeta, noi esseri umani siamo protagonisti di una continua crescita, numerica ed evoluzionistica, in costante relazione con il mondo naturale, troppo spesso invaso e occupato senza un vero equilibrio tra le parti. Negli ultimi decenni il nostro modo di vivere ha fatto emergere una situazione di conflitto tra uomo e natura che minaccia sempre più il domani nostro e delle generazioni che verranno.

Le ricerche mostrano dati allarmanti a riguardo, come ad esempio:

  • la riduzione del 26% di acqua potabile disponibile per ciascun essere umano;
  • la riduzione del 29% della fauna globale;
  • l’aumento del 75% del numero di “zone morte” negli oceani;
  • la perdita di quasi 300 milioni di ettari di foresta per finalità agricole;
  • l’aumento del 35% della popolazione terrestre (e conseguenti emissioni di agenti inquinanti)

Questi dati ci spingono a riflettere sul fatto che sostenibilità e crescita economica non possano più contrapporsi, ma anzi unirsi in un unico modo di vedere e concepire il futuro.

Abitare In crede fortemente in un atteggiamento etico e sostenibile, che adotta nello sviluppo dei propri progetti, e supporta iniziative che condividano l’intento benefico a favore della collettività come il caso di 4Ocean, particolarmente attivo nella tutela degli oceani.

Costruiamo per rigenerare la città

Perché dobbiamo prenderci cura delle città?

Il 29% della superficie del globo è composto dalle terre emerse. Qui le città assumono il ruolo principale di centri di sviluppo economico e sociale nonché di innovazione ed evoluzione: basti pensare alle opportunità di miglioramento offerte in termini di ricchezza e benessere, di cultura e di assistenza sanitaria, di inclusione sociale e di partecipazione alla collettività.

Nel XIX sec. la popolazione mondiale che viveva nelle città era pari al 3% della popolazione globale.

Nel secolo successivo si è passati al 14% mentre oggi abbiamo superato il 50%. Secondo le ultime stime, entro il 2050 questa quota raggiungerà il 60%.

Oltre questo, il 60% del PIL globale è prodotto dalle 600 principali città del mondo, che a loro volta rappresentano solo l’1,2% di tutte le città esistenti.

Con queste considerazioni, emerge evidente la necessità di una particolare attenzione da dedicare allo sviluppo delle città: esse infatti rappresentano i nostri più potenti motori di crescita e di conseguenza hanno importanti responsabilità nell’affrontare problematiche e sfide legate alla natura e all’ambiente in generale.

La forte crescita esponenziale a cui le città sono state soggette negli ultimi anni, sia in termini di industrializzazione sia di urbanizzazione, ha avuto un grande impatto non solo sulla struttura urbana ma anche sulla vita e sulla quotidianità delle persone.

Ne è un chiaro esempio il consumo di suolo agricolo e di verde per far posto alle nuove costruzioni, provocando di fatto un impoverimento ed una diminuzione delle aree verdi nelle nostre città. Ad oggi Milano ha solo il 12,9% di superficie destinata al verde (Oslo, ad esempio, raggiunge il 68%) e ben 160 aree dismesse sparse per tutto il territorio urbano: è proprio su questo numero che la sfida oggi si fa più intensa.

Le aree dismesse sono tipicamente aree industriali o destinate al settore terziario non più utilizzate, molto spesso in stato di abbandono, decadenti o in rovina, il cui recupero rappresenta un’attività non solo di utilità pubblica ma anche di interesse generale.

Il modello Abitare In si concentra sulla rinascita di queste aree, “socialmente dimenticate” e collocate in zone semi-centrali dell’area urbana milanese: ambisce infatti a realizzare progetti residenziali nuovi e innovativi che migliorino la qualità della vita dei cittadini e che si integrino con il quartiere, ponendo fortissima attenzione sul consumo di suolo e salvaguardando il paesaggio. Ad oggi Abitare In è in possesso di oltre 58.000 mq di cui si prevede la destinazione a verde di oltre il 68%. Per l’azienda infatti è imprescindibile il tema della sostenibilità, intesa non solo come rispetto per l’ambiente ma anche come profonda attenzione all’economia e al benessere dei clienti e delle persone.

Progetto Abitare In Maggiolina

La forte domanda di nuove abitazioni e la rispettiva crescita del mercato residenziale (+4,7% nel solo 2018) unite agli sviluppi urbanistici degli ultimi anni hanno fatto di Milano il centro più importante dell’economia italiana, attraendo persone e investimenti anche e soprattutto internazionali.

Abitare In desidera venire incontro a questa esigenza sviluppando progetti residenziali che soddisfino i bisogni delle famiglie. Il portafoglio appartamenti, ad oggi corrispondente a circa 1.300 unità, è destinato a crescere sensibilmente al fine soddisfare le nuove richieste del mercato grazie ad una progettazione che si integri con il contesto dei differenti quartieri e che prediliga un nuovo apporto di verde.

Attraverso il nostro modello, ci prendiamo cura della nostra città costruendo per rigenerare e offrendo l’opportunità alle giovani famiglie di vivere in un contesto nuovo e sostenibile, che rispecchino le esigenze di integrarsi in un contesto urbano moderno.

 Abitare In sostiene 4Ocean

Abitare In, azienda leader nel settore residenziale a Milano, supporta 4Ocean in qualità di partner condividendo la medesima visione, etica e sostenibile, di un’attività con un forte contributo sociale per un benessere collettivo presente e futuro.

Perché dobbiamo salvaguardare gli oceani?

Il contributo che gli oceani danno alla sopravvivenza dell’essere umano è incalcolabile: dal nutrimento, alla bellezza naturale fino all’economia.

Gli oceani occupano il 71% circa della superficie terrestre, svolgendo un ruolo vitale per l’intero ecosistema in quanto:

  • il 70% dell’ossigeno che respiriamo è prodotto da piante marine;
  • il 97% dell’approvvigionamento idrico globale è contenuto negli oceani
  • il 30% delle emissioni di CO2 prodotte dagli esseri umani sono assorbite dagli oceani.

Per questo, è importante sentire come proprio il dovere di prenderci cura dei mari, proteggerli e preservarli nel tempo.

 Lavora in questa direzione l’iniziativa di 4Ocean, un’attività che si impegna a ripulire gli oceani di tutto il mondo dai rifiuti galleggianti e arenati lungo le spiagge.

La storia di questo movimento inizia quando i due giovani fondatori, Andrew ed Alex, fanno un viaggio a Bali, in Indonesia, per fare del surf, cambiando di fatto la loro vita.

Furono infatti traumatizzati dalla quantità di plastica presente in acqua e sulle spiagge, si confrontarono con i pescatori del luogo, le cui barche venivano letteralmente spinte tra cumuli di immondizie di vario tipo.

Questo scenario drammatico è peggiorato negli ultimi decenni, a causa dell’attività umana dannosa, che ha scaricato tonnellate di rifiuti generici nelle acque di tutto il mondo.

Le cause di inquinamento più gravi sono principalmente riconducibili a: rifiuti tossici industriali, perdite di petrolio e abbandono di immondizie varie. In generale, è stato rilevato che nei luoghi più inquinati dell’oceano la quantità di plastica supera di 6 volte quella del plancton presente nelle acque stesse.

I rifiuti rappresentano una seria minaccia sia per l’ambiente sia per il sostentamento umano e i dati sull’inquinamento degli oceani sono terribilmente allarmanti, dimostrando come ci si trovi oramai sull’orlo del disastro:

  • Nel 2007 sono stati scaricati 2,12 milioni di tonnellate di rifiuti nei mari e negli oceani di tutto il mondo;
  • Nel 2010 in quelle stesse acque sono state raccolte 215 mila tonnellate di plastica;
  • Nel 2014 circa 5.000 miglia (marine) quadrate del golfo del Messico erano quasi prive di vita a causa dell’inquinamento;
  • Ad oggi in tutto il mondo si contano quasi 405 “zone morte” in cui la vita è prossima allo zero per effetto dell’acidificazione degli oceani;

Con questi dati e presi dalla consapevolezza e dal desiderio di contribuire a salvaguardare gli oceani, Andrew e Alex ebbero l’idea di sfruttare le reti dei pescatori non più per pescare pesce ma per raccogliere i grandi quantitativi di immondizia presenti. Si trattava dunque di trasformare l’attività di pesca, seriamente minacciata dall’inquinamento globale, in un’attività redditizia di recupero dei rifiuti che potesse finanziare la pulizia dei mari.

Con questo intento nacque il bracciale di 4Ocean: realizzato da materiali al 100% riciclati, il suo acquisto finanzia la rimozione di 0,5 kg di spazzatura dagli oceani e dalle coste.

In meno di 2 anni, 4Ocean ha rimosso oltre 1.053 tonnellate di spazzatura, definendo un modello di business etico e sostenibile attraverso cui ciascuno può offrire la propria partecipazione alla causa.

Ciascuno di noi ha il compito di riflettere su come poter contribuire alla salvaguardia degli oceani.

 Abitare In ha scelto di sostenere 4Ocean.

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